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si scrive tuttora o tutt'ora

Come si scrive: tutt’ora o tuttora?

Si scrive “tutt’ora” o “tuttora”? Oppure, ancora, in entrambe le forme?

Sebbene i dubbi siano tanti in merito, l’italiano contemporaneo deve individuare necessariamente una forma corretta.

I dubbi sorgono, chiaramente, da un italiano antico utilizzato fino all’ottocento (ma ormai desueto) che dava per buone entrambe le forme. Vediamo allora insieme se si scrive tutt’ora o tuttora e perché.

Si scrive tutt’ora o tuttora? E perché?

L’italiano moderno individua come corretta solo la forma “tuttora”.

Il dubbio nasce in quanto confondiamo “tuttora” con altre parole che iniziano con “tutto” e che si scrivono invece con l’apostrofo, come “tutt’altro”, “tutt’oggi”, “tutt’e due” e “tutt’uno”. La parola viene usata, in italiano, con il significato di “ancora”, “ancora adesso”, per sottolineare il perdurare nel presente come negli esempi “risento tuttora di quella caduta”, “la mia offerta è tuttora valida”.

L’avverbio subisce il fenomeno dell’univerbazione, il processo che nella grafia unisce due parole, in origine separate, in un’unica parola. L’univerbazione comporta la trasformazione di un sintagma – combinazione di due o più elementi linguistici (o, al limite, anche un solo elemento), che costituisca un’unità sintattica dotata di una specifica funzione nella struttura della frase – in elemento lessicale unico.

La tendenza è quella ad unire le due parole quando il valore dei singoli elementi non è più percepito in maniera netta e distinta come nel caso di “non ostante” (in origine, participio presente di “ostare”)  che diventa “nonostante”. Ma, non essendoci una regola generale, per ogni dubbio è necessaria la consultazione del vocabolario.

Come in molti casi simili, la grafia separata tutt’ora era in uso e nell’italiano antico e fino all’Ottocento, come segnalano alcune attestazioni storiche dell’Enciclopedia Treccani: “con la varietà e con l’eccellenza delle opere loro hanno nobilitata e nobilitan tutt’ora la toscana favella” (G. Rezasco, Della lingua toscana).

Oggi la grafia separata risulta poco diffusa e legata soprattutto a usi scarsamente sorvegliati. Se siete indecisi, quindi, sappiate che “tuttora” va scritto sicuramente senza utilizzare l’apostrofo.

Lo stesso vale per molte altre parole, come “invero”, “ossia”, “ovverosia”, “davvero”, “dovunque”, “giacché” e altre: si tratta di termini che la nota Accademia della Crusca ha inserito in uno speciale elenco sulla corretta grafia di alcune parole, in cui viene chiarito in quali casi l’apostrofo va utilizzato, in quali va omesso e in quali sono accettate entrambe le forme.

Circa Andrea Del Gaudio

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