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Anastrofe

Anastrofe: esempi, significato e definizione

Tra le figure retoriche più conosciute non vi è di certo l’anastrofe. Questo perché si tratta di una figura retorica particolare, complessa e che spesso pochi approfondiscono.

Dal greco ἀναστροφή, anastrophē, o inversione, l’anastrofe indica appunto l’inversione dell’ordine abituale di un gruppo di termini successivi. Spesso viene confusa con un’altra figura retorica, l’iperbato, ma a differenza di questa non implica l’inserimento di un inciso tra i termini. 

Ma di cosa stiamo parlando nello specifico? Che cos’è e come si forma un’anastrofe? Ebbene, l’anastrofe rientra tra le figure retoriche di permutazione dell’ordine ed è stata ereditata dalla lingua latina, poiché dipende strettamente dal modo in cui vengono formulate le frasi. La lingua latina infatti aveva la particolarità di concedere mobilità alla frase in quanto ogni singola parola aveva in sé un alto carico di informazione morfosintattica. Inoltre, nella lingua latina la modulazione della voce era di fondamentale importanza. 

Per questi motivi abbiamo ereditato la mobilità degli elementi della frase, in maniera superiore rispetto per esempio alla lingua inglese. In questo articolo vediamo nello specifico come funziona l’anastrofe e cercheremo di capire questa figura retorica attraverso gli esempi. 

Che cos’è l’anastrofe? 

La lingua italiana si esprime attraverso un equilibrio tra le frasi per cui è consuetudine ascoltare o leggere le frasi che si susseguono secondo un ordine preciso. Ma non è sempre così. I poeti per esempio, si prendono la briga di parlare in modo strano, mettendo prima quello che dovrebbe arrivare dopo o viceversa.

Accade così che Ungaretti nella poesia Una colomba dica: 

“D’altri diluvi una colomba ascolto” (Giuseppe Ungaretti, Una colomba, 1925)

L’anastrofe deriva da un modo di costruire le frasi che deriva dagli antichi e che in italiano si trasforma da figura del discorso in figura grammaticale. Spesso l’anastrofe avviene anteponendo il complemento oggetto, il complemento di specificazione o di argomento. L’artificio poetico è chiaro in questi esempi: 

  • “Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia quand’ella altrui saluta.” (Dante, Vita nuova XXVI, 2-8)
  • “di quel sangue ogni stilla un mar di pianto” (T. Tasso, Gerusalemme liberata, Canto XII – Ottava 59)
  • “Allor che all’opre femminili intenta / sedevi, assai contenta”  (G. Leopardi, A Silvia, vv.10-11)

Ma l’anastrofe non trova la sua apoteosi nella poesia, anzi, anche se si tratta di una figura retorica proveniente da una forma arcaica della lingua, è tutt’oggi molto efficace. Troviamo infatti esempi di anastrofe a bizzeffe nel linguaggio pubblicitario. Basti pensare allo slogan “La Coop sei tu” o “Più bianco non si può”, dove l’ordine delle parole viene invertito. 

Differenza tra iperbato e anastrofe

Un’altra figura retorica che implica un sovvertimento della frase è l’iperbato che però non può essere confuso con l’anastrofe poiché il suo utilizzo nella lingua è molto difforme. L’iperbato funziona in maniera molto simile a quando nel parlato si fa un inciso che spezza la frase in due.

Utilizza questa figura retorica il Manzoni ne Il cinque maggio in questo modo: 

«… ma valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;»

Dove la parola “valida” mette un freno alla frase principale inserendosi al suo interno. Quindi, dove l’anastrofe rappresenta un sovvertimento della frase, l’iperbato non fa altro che incuneare un elemento all’interno dell’altro. 

Perché si utilizza l’anastrofe? 

Nel caso degli esempi di slogan pubblicitari che abbiamo indicato, l’anastrofe ha il compito di mettere in primo piano ciò che è importante per l’azienda e che deve arrivare in maniera immediata ai consumatori: nel primo caso “la Coop” e nel secondo “il bianco” del bucato pulito. Si tratta di un utilizzo funzionale di una figura retorica che è nata per sovvertire l’ordine della frase mettendo in evidenza come la lingua sia un gioco bellissimo. 

In poesia, l’anastrofe esce fuori dallo standard, complica, crea giri di parole più complessi e circumnaviga tra le parole per creare un effetto più incisivo. 

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