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Temporale

Temporale di Giovanni Pascoli: analisi e commento

La poesia “Temporale” appartiene alla raccolta poetica Myricae (così come la poesie “Novembre“) di Giovanni Pascoli, pubblicata per la prima volta nel 1891. Analizziamone insieme il contenuto, lo schema metrico e le figure retoriche.

Il commento a “Temporale”

Il componimento è breve ed intenso, proprio come un temporale.

L’autore lo suddivide, anche graficamente, in due parti: una prima, legata all’aspetto uditivo, che descrive il suono del temporale come v1. “Un bubbolìo lontano”.

Nella seconda parte, le percezioni sensoriali restano sì fondamentali, ma si spostano dal piano uditivo a quello visivo.

Il resto del brano, infatti, è un tripudio, un’esplosione di immagini e colori forti che, lungi dall’essere fini a loro stessi, dicono molto circa la visione della vita da parte dell’autore.

In Pascoli è ricorrente la tematica della natura, alla quale si approccia e la descrive, con fare fanciullesco, come se ogni volta la guardasse con occhi nuovi e sorpresi.

Tutta la ballata breve è piena di simbolismi che rimandano agli eventi cruciali nella vita del poeta e che hanno inesorabilmente influenzato tutta la sua produzione poetica.

L’orizzonte è rosso, il cielo è nero, tinte forti che trasmettono angoscia, dolore e che, secondo una lettura autobiografica, potrebbero simboleggiare gli eventi negativi ed ostili che hanno caratterizzato la sua esistenza.

Non a caso, alla fine compare un’immagine di speranza: un casolare che, come un’ala di gabbiano, pare infondere in Pascoli un senso di protezione.

Tra i temi cari all’autore troviamo proprio quello del nido, dell’abitazione vista come un luogo sicuro in cui trovare riparo.

Nel componimento, come nella sua vita, il nido è però soggetto a tempeste ed intemperie: la perdita dei genitori è per Pascoli un trauma mai davvero superato.

L’analisi metrica del brano

Da un punto di vista strutturale, il brano “Temporale” si presenta come una breve ballata di 7 versi: uno isolato e sei settenari, formati appunto da 7 sillabe.

La rima segue lo schema: A BCBCCA.

Grammaticalmente parlando, i versi sono tra loro separati. A legarli è il significato, non elementi grammaticali come ad esempio le congiunzioni.

Pascoli fa un ampio utilizzo della punteggiatura, le frasi sono brevi e nominali, come se appunto seguissero il ritmo scattante ed in successione tipico di un temporale.

Per quanto concerne le principali figure retoriche, la poesia si apre, al v.1 con l’onomatopea “bubbolìo”, ossia il brontolio del tuono.

Al v.3 vi è una similitudine “come affocato”. L’orizzonte è così rosso da apparire, agli occhi di Pascoli, come se fosse in fiamme.

“Nero di pece” e “stracci di nubi chiare” sono entrambe delle metafore presenti rispettivamente ai vv. 4 e 5.

Tra i vv. 6 e 7 è possibile apprezzare un’analogia tra il casolare e l’ala di gabbiano che vengono accostati dall’immaginazione di Pascoli più che da un reale nesso logico.

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