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A Silvia di Giacomo Leopardi

A Silvia di Giacomo Leopardi: analisi e commento

A Silvia è uno dei più celebri componimento di Giacomo Leopardi. La poesia è stata scritta nel 1828 a cavallo tra il 19 ed il 20 aprile, per poi raggiungere la forma definitiva soltanto il 29 settembre.

Analizziamone insieme il significato, lo schema metrico e le principali figure retoriche.

Il commento alla poesia

A Silvia” è un’opera introspettiva di Giacomo Leopardi che, attraverso la narrazione ed il ricordo di un evento, si interroga e riflette sulla sua condizione esistenziale.

Chi sia con certezza la Silvia a cui si riferisce il poeta, non è noto con certezza.

Molto probabilmente però si tratta di Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di famiglia, morta da giovane a causa di una grave forma di tubercolosi polmonare.

Secondo un’altra corrente di pensiero, Silvia non ha un riferimento nella vita reale di Leopardi ma si tratterebbe di una figura immaginaria attraverso cui egli riflette in particolare sul periodo della giovinezza.

Da un punto di vista contenutistico è possibile suddividere il componimento in più parti.

Possiamo individuare una prima parte che comprende dal v. 1 al v. 14, qui il focus è il ricordo di Silvia, di quella che era la sua vita prima di morire.

Ella era solita trascorrere le sue giornate intonando dei canti e volgendo dei lavori femminili come il cucito, i suoi occhi erano ridenti e schivi al tempo stesso mentre si preparava a varcare la soglia della giovinezza.

La seconda parte va dal v. 14 al v. 35 e racchiude le memorie della giovinezza del poeta. Egli ricorda i momenti trascorsi ad ascoltare il canto di Silvia quando si affacciava dal balcone di casa, durante le pause dallo studio.

E soprattutto ricorda vividamente il sentimento di forte speranza e fiducia, sentimenti però disattesi dal momento che adesso il poeta si lascia andare al dolore.

Dal v. 36 al v. 39 l’analisi vira verso la natura ed il suo ruolo da ingannatrice, infatti illude gli uomini adulto, disilludendo tutte le speranze che invece regala in gioventù.

Dal v. 40 al v. 55 il poeta riflette sulla morte intesa come fine di tutto. Silvia non è più in vita, non potrà più raggiungere la piena giovinezza e condividerne le gioie con le sue amiche.

Giovinezza che il destino ha negato anche al poeta, questa è appunto la forte connessione che lega i due.

L’ultima parte della poesia, infine, si mostra come una rivelazione: la speranza è soltanto illusione l’uomo è destinato all’infelicità ed inevitabilmente tutto conduce alla fredda morte.

“A Silvia” l’analisi metrica del brano

La poesia è un chiaro esempio di canzone libera leopardiana, ossia un componimento in cui vi è una libera alternanza di endecasillabi e settenari scanditi da un ritmo musicale.

Il brano si compone di sei strofe di varia lunghezza, la rima non è presente fra tutti i versi ed è libera.

Le principali figure retoriche che possiamo apprezzare all’interno della poesia sono le seguenti:

  • Apostrofe: v.1 “Silvia”, la poesia si apre con una invocazione, v. 36 “O natura, o natura”, v. 54 “cara compagna”, v. 61 “tu (la speranza);
  • Ossimoro: v.5 “lieta e pensosa”;
  • Metonimia: v. 16 “sudate carte”, v. 22 “faticosa tela”, v. 26 “lingua mortal”
  • Metafora: v. 39 “i figli tuoi”.

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