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Anafora

Anafora: definizione, significato ed esempi

La ripetizione è un principio molto potente. Pensate che quando siamo arrabbiati o ci infervoriamo riguardo a qualcosa, tendiamo a ripetere più volte gli stessi termini, come per sottolineare la nostra intenzione, il nostro desiderio di restare impressi.

Nelle mani dei poeti poi, la ripetizione è in grado di creare bellissime opere, capaci di restare impresse nella mente delle persone per generazioni. 

Stiamo parlando dell’anafora, una figura retorica che si basa proprio sulla ripetizione. Il termine anafora deriva dal greco antico, ἀναφορά che vuol dire: “ripresa”, da aná, “indietro” o “di nuovo”, e phéro, “io porto”.

Per individuare un’anafora tra le figure retoriche basta notare se all’interno della frase, o spesso anche all’inizio, vi è una ripetizione di una o più parole. L’anafora può infatti operare all’interno di più livelli: 

  • nelle parole o in intere frasi;
  • nella dimensione sonora, ritmica, o anche visivo-spaziale; 
  • nella ripetizione di elementi grammaticali, forme sintattiche, elementi semantico-lessicali, strutture logiche, accenti ritmici e prosodici.

Per questo motivo si parla di una figura retorica multilivello e complessa che non mette in luce solo la dimensione linguistica, ma anche quella che riguarda anche strutture legate all’azione, al movimento e alla memorizzazione. 

Anafora: significato ed esempi pratici 

Forse, per comprendere una volta per tutte il significato dell’anafora, basta un esempio che renda tutto più chiaro, e si tratta del più classico esempio di anafora che esista e proviene direttamente dalla Divina Commedia di Dante, precisamente contenuta ne Inferno, canto III v 1-3: 

Per me si va nella città dolente,

Per me si va nell’eterno dolore,

Per me si va tra la perduta gente.

Lo scopo dell’anafora è che un segmento del discorso possa riprendere un segmento del discorso precedente per creare un legame sintattico. In gran parte, l’anafora può avere delle somiglianze con l’allitterazione.

Qui però la differenza è molto più profonda perché l’allitterazione gioca maggiormente sui suoni e sulle parti della parole, mentre l’anafora consiste nella ripetizione della parola o frase per intero. 

Di solito le figure retoriche con ripetizioni di suoni e parole, o anche strutture del discorso hanno una funzione particolare di affermazione del discorso e di rafforzamento della comunicazione. Quando si parla di un’anafora che riprende un’espressione precedente, si parla di “antecedente anaforico”, mentre con catafora si intende un’espressione che dipende dalla seguente e si parla di “conseguente anforico”.

La retorica ha fatto spesso uso dell’anafora proprio per sottolineare, per enfatizzare certi concetti. Spesso si usa l’anafora nelle preghiere e nei riti, non a caso anche i mantra sono una sorta di ripetizione anaforica. 

Una bellissima ed evocativa poesia in cui si utilizza l’anafora è La pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio

piove sulle tamerici

salmastre ed arse,

piove sui pini

scagliosi ed irti

piove su i mirti

divini

Sembra quasi che la pioggia stia bagnando le parole stesse, una pioggia che si può percepire, una pioggia intensa e fitta. L’anafora in questo caso rimanda proprio questa sensazione, una sensazione che è insieme anche una visione bellissima, come quando la pioggia cade così fitta da impedire la vista. 

Un esempio della potenza dell’anafora si riscontra anche nella poesia di Cecco Angiolieri, una poesia piena di rabbia e allo stesso tempo di gioia, che esprime tutta la bellezza insita nell’essere vivi e passionali: 

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

s’i’ fosse vento, lo tempesterei;

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

ché tutti ’ cristiani embrigarei;

s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

similemente faria da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,

torrei le donne giovani e leggiadre:

le vecchie e laide lasserei altrui.

Cecco Angiolieri, S’i’ fosse foco

Non solo la poesia, anche la prosa fa largamente uso dell’anafora, ma così anche la musica e tanti testi di canzoni che utilizzano la ripresa del discorso tipica di questa figura retorica per organizzare i testi e creare ritornelli che il cervello memorizza facilmente.

In questi casi, l’anafora possiede anche un aspetto temporale, perché dilata il tempo e crea una forma di attesa nel lettore o nell’ascoltatore, attesa per qualcosa che accadrà di nuovo. 

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